E’ cominciata quasi per caso la mia avventura con il Marchio del leone. Ingenuamente sono salita su una Benelli TnT 1130 con la quale ho affrontato un’avventura già di per sé fantastica e che si concentrava nei 26 km del Norschelf, il vecchio tracciato del Nurburgring. Quando sono uscita dal circuito avevo capito due cose: che quella pista è magica e che la TnT è la mia moto ideale.
Così, abbandonata in fretta e furia la categoria 600, ho corso l’ultima gara del Campionato Italiano Motocicliste 2006 a Varano proprio in sella alla naked pesarese. Quella fu in assoluto la gara più bella e divertente di tutta la mia vita, che mi fece conquistare il 5° posto (con la moto standard) alle spalle delle veterane del campionato ma, soprattutto, mi riempì di soddisfazione perché la TnT incarnava il mio stile di guida alla perfezione. Così all’inizio del 2007, al momento di scegliere tra una preparatissima giapponese e una quasi sconosciuta tricilindrica, ho seguito il cuore e ho scelto la Benelli. Purtroppo il Campionato Italiano Motocicliste ha stilato un calendario non proprio congruo a una naked (due gare a vallelunga, due a misano e una al mugello) e la scelta tecnica è caduta sulla Tornado 1130, che variando nella forma conservava comunque quell’animo aggressivo e guerrigliero tipico della Casa pesarese. La prima gara sul tracciato romano fu un vero disastro: la moto era nuova, io avevo pochissima esperienza, non conoscevo la pista e pioveva. Non so ancora come siamo sopravvissute a quel weekend infernale, ma diciamo che uno svezzamento così duro ci ha creato una buona base psicologica per reggere tutto il resto della stagione. La seconda gara si è svolta in Aprile, in una Misano appena aperta dopo il rinnovamento e piena di buche: altro contesto difficile che però ha temprato ancora di più l’esperienza, come del resto ha fatto la gara alla Sound of Thunder International nell’impegnativa Assen, dove io e la tedesca Prinz eravamo le uniche due donne su 44 iscritti. Pian piano, con il passare dei giorni e dei chilometri macinati sotto le gomme, io e la Tornado abbiamo iniziato a capirci. Lei, una moto caratterialmente forte e poco propensa a darsi per scontata, e io, capricorno, testarda, paziente ma soprattutto determinata. Abbiamo abbassato la guardia un po’ per ciascuna e ci siamo venute incontro: mentre io imparavo a guidare veramente una moto (con le maneggevoli giapponesi è tutto facile) lei si lasciava correggere e personalizzare. Già, il problema era solo questo: riuscire a “cucirsi la moto addosso”, adattandola alla propria guida e alle proprie necessità.
La terza gara al Mugello è stata la più bella della stagione: finalmente io e la Tornado abbiamo iniziato a correre insieme, in pieno feeling, dando il massimo. Abbiamo girato forte ma la soddisfazione più grande è stato dimostrare a chi non credeva in noi che si sbagliava. Un mese dopo siamo tornate a Vallelunga e in quel circuito non c’è verso che la situazione vada per il meglio: incappiamo in un problema tecnico al monoammortizzatore e l’assenza di prove libere (per una cattiva organizzazione della Federazione) ci complica le cose, che non si risolvono: altra gara rovinata. Non ci resta che l’ultima a Misano, dove ci attendono vento forte, pioggia e persino neve! In gara partiamo tutte con gomme d’asciutto ma l’asfalto è molto umido e scivoloso. Dopo qualche giro torna a farci visita la pioggia e la pista ben presto peggiora. Io e la Tornado siamo finalmente in simbiosi perfetta: non ci preoccupa l’acqua per terra e neanche il vento al Carro. Manteniamo un passo spedito, guidando in piena sensibilità, e piano piano iniziamo una grande rimonta: partite dalla 15° posizione (per problemi in qualifica) sfiliamo al quarto posto assoluto sotto la bandiera a scacchi che ci vale il titolo della Ladies Cup 1000! Tutti i sacrifici e il tanto lavoro durante l’anno sono stati premiati, ma la soddisfazione più grande è stata vedere che per una volta, come nei film, è la passione a vincere. La passione mia, che in questa moto ci ho creduto sempre, la passione del mio meccanico Alberto, che non ci ha mai abbandonate, e la passione verace di chi queste moto le ha costruite. Grazie Benelli.
Lara

Subscribe to RSS


